La Democrazia Cristiana rilancia una proposta per collegare istituzioni, famiglie, volontariato e Terzo Settore in una rete territoriale capace di intervenire prima che la fragilità diventi emergenza

La Democrazia Cristiana guarda al futuro del welfare italiano partendo da un principio che appartiene profondamente alla propria cultura politica: la persona non può essere lasciata sola davanti alla fragilità e lo Stato non può pensare di rispondere a ogni bisogno esclusivamente attraverso la propria struttura amministrativa.

Da questa convinzione prende forza la proposta della “Riforma della Casa Comune”, elaborata e promossa da Carlo Carlini, Commissario provinciale della Democrazia Cristiana di Macerata e delegato regionale per Protezione Civile, Terzo Settore e Volontariato.

Una proposta che merita di essere portata dal territorio al dibattito politico nazionale.

Non creare nuove strutture, ma mettere in rete quelle che già esistono

L’Italia possiede un patrimonio sociale straordinario: associazioni di volontariato, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative, fondazioni, realtà ecclesiali, professionisti, servizi sociosanitari e tante esperienze nate spontaneamente nelle comunità locali.

Il problema è che troppo spesso queste energie operano separatamente.

Abbiamo tante porte, ma chi si trova improvvisamente in una condizione di difficoltà non sempre sa quale bussare.

La proposta della Casa Comune vuole invertire questa logica.

Non si tratta di fondare un’altra associazione o aggiungere un ulteriore livello burocratico, ma di costruire una rete territoriale leggibile e concretamente attivabile intorno alla persona.

Il RUNTS svolge già una funzione nazionale essenziale di trasparenza e pubblicità degli Enti del Terzo Settore ed è il registro telematico previsto dal Codice del Terzo Settore.

La proposta politica è affiancare a questo sistema una conoscenza operativa delle risorse presenti nei singoli territori: non soltanto sapere chi esiste, ma sapere chi può fare cosa, dove, con quali competenze e con quali disponibilità.

Un’Anagrafe territoriale delle risorse della comunità

La Democrazia Cristiana propone quindi di approfondire la possibilità di realizzare, Comune per Comune, una Anagrafe territoriale delle risorse della Comunità, coordinata con gli strumenti già previsti dalla normativa nazionale.

Ogni realtà aderente alla rete dovrebbe poter rendere conoscibili alcuni elementi fondamentali: territorio di attività, servizi offerti, competenze disponibili, modalità di intervento e capacità di collaborazione con le altre realtà locali.

L’obiettivo non deve essere aumentare gli adempimenti burocratici.

Deve essere esattamente il contrario: trasformare le informazioni in capacità di intervento.

ODV, APS, cooperative sociali, fondazioni e altre realtà devono conservare pienamente identità e autonomia. La rete non deve assorbire il pluralismo sociale, ma valorizzarlo.

Questa impostazione è coerente con una concezione della sussidiarietà nella quale le istituzioni non pretendono di sostituire le energie della società, ma creano le condizioni perché possano concorrere al bene comune.

Quando nasce un bisogno, deve muoversi la rete

Qui si trova il cuore della proposta.

Immaginiamo una persona anziana rimasta sola. Una famiglia che assiste una persona non autosufficiente. Una disabilità improvvisa. Una situazione di povertà. Un giovane in grave difficoltà. Una famiglia che non riesce più a sostenere da sola il peso dell’assistenza.

Oggi troppo spesso comincia un percorso estenuante: telefonate, uffici, richieste, associazioni, servizi diversi.

La Casa Comune propone una logica differente:

è la rete che deve organizzarsi intorno alla persona, non la persona fragile che deve imparare a orientarsi da sola nella complessità del sistema.

Medici di medicina generale, farmacie, servizi sociali e sanitari, Comuni e altri presìdi territoriali individuati dal sistema possono diventare punti capaci di intercettare la fragilità.

Da quel momento dovrebbe poter entrare in funzione una regia territoriale in grado di conoscere le risorse disponibili e mettere in relazione, secondo competenze e responsabilità, pubblico, privato sociale, volontariato e comunità.

Una persona al centro. Una famiglia accompagnata. Molte competenze. Una comunità intorno.

Prevenire la solitudine prima dell’emergenza

C’è poi una parola decisiva: prima.

Una buona politica sociale non può limitarsi a intervenire quando il disagio è ormai diventato emergenza.

Deve imparare a riconoscere i segnali della fragilità e costruire risposte preventive.

Significa anche riconoscere il valore sociale del volontariato. Il volontario non può essere considerato semplicemente qualcuno da chiamare quando il sistema pubblico non riesce ad arrivare.

Il volontariato rappresenta qualcosa di più profondo: la libertà di una persona che decide di donare gratuitamente una parte del proprio tempo e delle proprie capacità a un’altra persona.

È la società del “dare” gratuitamente.

Ed è proprio questa capacità di dono che una politica ispirata alla solidarietà e alla sussidiarietà deve custodire, senza trasformarla in una sostituzione impropria delle responsabilità pubbliche.

L’attualità politica di Giorgio La Pira

È in questa prospettiva che il riferimento a Giorgio La Pira assume un significato particolare.

Nel pensiero lapiriano la persona non viene assorbita dallo Stato: la riflessione sulla sua eredità sottolinea proprio la centralità dell’individuo concreto, inserito in comunità che lo integrano senza opprimerlo, e il bene comune come orizzonte fondamentale dell’azione pubblica.

Questa visione conserva una straordinaria attualità.

La “Casa Comune” non può essere soltanto una bella espressione.

Deve diventare un metodo di governo della comunità.

Significa conoscere chi vive nel territorio, riconoscerne le energie, collegare le competenze, sostenere le famiglie e soprattutto accorgersi di chi rischia di rimanere indietro.

La politica torna così alla propria funzione più alta: non occupare ogni spazio della società, ma creare le condizioni perché la società possa esprimere responsabilità, solidarietà e partecipazione.

Una nuova alleanza tra persona, famiglia, comunità e istituzioni

La Democrazia Cristiana ritiene che questa proposta possa aprire un confronto serio sul futuro delle politiche sociali e territoriali italiane.

Non vogliamo uno Stato assente.

Non vogliamo neppure uno Stato che pretenda di fare tutto.

Vogliamo istituzioni autorevoli capaci di riconoscere, coordinare e valorizzare le energie della società, nel rispetto delle responsabilità e delle competenze previste dalla legge.

La famiglia deve essere sostenuta.

Il volontariato deve essere valorizzato.

Il Terzo Settore deve essere parte attiva della comunità.

Le istituzioni devono assumersi pienamente le proprie responsabilità.

E la persona deve rimanere sempre il punto di partenza e il punto di arrivo.

Questa può essere la Casa Comune del XXI secolo: non un nuovo edificio burocratico, ma una comunità organizzata nella quale pubblico e società civile sappiano collaborare, ciascuno nel proprio ruolo.

La persona al centro.
La famiglia al suo fianco.
La comunità intorno.
Le istituzioni al servizio del bene comune.

È una proposta che affonda le proprie radici nella cultura popolare e cristiano-sociale e che guarda alle necessità concrete del presente.

Perché una comunità è davvero tale quando nessuno, nel momento della fragilità, viene lasciato solo.


A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana con la determinante collaborazione di Carlo Carlini Commissario DC Prov. Di Macerata