
Sono passati quattro mesi dall’assassinio di Aldo Moro quando, il 13 settembre 1978, gli italiani scoprono altre parole scritte dal presidente della DC durante i 55 giorni della sua prigionia.
Il Corriere della Sera pubblica sette lettere fino ad allora rimaste riservate, indirizzate a Riccardo Misasi, Giulio Andreotti, Flaminio Piccoli, Erminio Pennacchini, Renato Dell’Andro, Pietro Ingrao e Amintore Fanfani.
Erano state recapitate il 29 aprile. Moro era ancora vivo.
La questione non era astratta. Il 24 aprile le Brigate Rosse avevano indicato una condizione liberarlo: la scarcerazione di 13 detenuti, tra brigatisti ed esponenti di altre organizzazioni armate. Lo Stato doveva scendere a patti con i brigatisti.
Moro cerca quindi di convincere la DC ad aprire uno spazio per una trattativa. Chiede un’iniziativa, contesta la linea della fermezza e si rivolge direttamente agli uomini che potrebbero intervenire.
Ma sulle sue lettere pesa fin dall’inizio una domanda: Moro scriveva davvero liberamente?
Durante il sequestro si sostenne che quelle parole fossero condizionate o addirittura dettate dalle BR. Moro lo negò, sempre via lettera, rivendicando la propria «lucidità e libertà di spirito».
Le ricostruzioni successive hanno mostrato una realtà più complessa: le BR controllavano le comunicazioni del prigioniero e decidevano quali testi far uscire. Esistono elementi di intervento nel processo di trasmissione.
Intanto lo Stato non accetta lo scambio. La DC mantiene la linea della fermezza, sostenuta anche dal PCI. Il PSI cerca invece uno spazio per un’iniziativa umanitaria. Si muove persino il Vaticano.
Il 9 maggio 1978 Moro viene assassinato. Il suo corpo viene ritrovato in una Renault 4 rossa in via Caetani.
Quattro mesi dopo, il 13 settembre, quelle lettere arrivano davanti agli italiani.
Moro non poteva più spiegare quanto di quelle parole fosse stato scritto sotto la pressione della prigionia. Restavano le lettere. E una domanda destinata ad attraversare la storia della Repubblica: si poteva salvarlo?
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A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana

