Papa Leone XIV al Meeting di Rimini: parole che richiamano la migliore tradizione della Democrazia Cristiana

L’intervento pronunciato oggi, 22 agosto 2026, da Papa Leone XIV al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Rimini rappresenta un richiamo forte alla responsabilità dei cristiani nella vita pubblica e offre indicazioni che sentiamo profondamente vicine alla cultura politica della Democrazia Cristiana.

Il Santo Padre ha posto al centro una parola che appartiene alla storia stessa del Meeting ma che oggi assume un significato ancora più urgente: amicizia. Amicizia fra le persone, amicizia sociale, amicizia fra i popoli.

In un mondo attraversato da guerre, contrapposizioni e nuove logiche di potenza, Leone XIV ricorda che il cristiano non può rassegnarsi all’idea che la forza sia l’unico strumento per risolvere i conflitti. Il suo richiamo è netto: «il male non si combatte col male». E al riarmo delle menti, delle parole e delle nazioni contrappone il «realismo della misericordia».

Sono parole che interrogano direttamente anche la politica.

La Democrazia Cristiana, se vuole essere autenticamente fedele alla propria storia e alla Dottrina Sociale della Chiesa, deve avere il coraggio di riaffermare che la pace non è debolezza, il dialogo non è resa e considerare l’avversario una persona da rispettare non significa rinunciare alle proprie idee.

Significa, al contrario, riportare la politica alla sua funzione più alta: costruire il bene comune.

Particolarmente significativo è il richiamo del Papa all’amicizia sociale, definita come il volto pubblico e concreto della fraternità. Prima delle appartenenze, delle divisioni e dei confini vengono le persone e la loro dignità.

È proprio qui che riconosciamo uno dei fondamenti del popolarismo cristiano e della migliore tradizione democristiana: la persona prima dello Stato, del mercato e delle ideologie; la famiglia e le comunità naturali; la solidarietà insieme alla sussidiarietà; il lavoro prima del profitto; la pace prima della logica della potenza.

Leone XIV ha indicato inoltre alcuni compiti estremamente concreti: liberare la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto e la tecnologia e la finanza da ciò che alimenta la morte e la distruzione. Ha chiesto inoltre di contrastare quei rapporti di potere ingiusti che producono povertà, diseguaglianze, guerre e devastazione ambientale.

Non è un programma di partito e sarebbe sbagliato trasformare le parole del Pontefice in un endorsement politico. È però una bussola morale e sociale che interpella in modo particolare chi, come la Democrazia Cristiana, dichiara di ispirare la propria azione politica ai valori cristiani.

Per noi essere democristiani oggi non può significare semplicemente richiamarsi nostalgicamente a un grande passato. Significa cercare di tradurre quei principi nelle sfide del presente: difendere la dignità della persona, sostenere le famiglie, tutelare il lavoro, combattere le nuove povertà, ridurre le diseguaglianze, governare la tecnologia mettendola al servizio dell’uomo, costruire la pace e recuperare il dialogo anche fra coloro che hanno idee profondamente diverse.

È la strada indicata dalla grande tradizione del cattolicesimo democratico e popolare: Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e tanti uomini e donne che seppero trasformare i principi della Dottrina Sociale della Chiesa in responsabilità politica e istituzionale, senza confondere Chiesa e partito, ma senza neppure separare la politica dalla coscienza e dai valori.

L’appello di Leone XIV si inserisce inoltre in una lunga storia di attenzione dei Pontefici verso il Meeting: da San Giovanni Paolo II a Benedetto XVI e Francesco, fino alla presenza odierna del Santo Padre a Rimini.

La Democrazia Cristiana deve sentirsi chiamata in causa.

Occorre tornare ad essere costruttori di ponti in una società che troppo spesso costruisce muri; cercare ciò che unisce senza nascondere ciò che divide; difendere la verità senza trasformarla in un’arma contro l’altro; mettere l’economia al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’economia.

E soprattutto dobbiamo avere il coraggio di riaffermare una convinzione semplice e rivoluzionaria: l’avversario politico non è un nemico. È una persona con la quale confrontarsi, anche duramente, ma sempre nel rispetto della sua dignità.

Questo è il messaggio che raccogliamo oggi da Rimini.

Una politica cristianamente ispirata non può alimentare odio e divisioni. Deve costruire pace, fraternità, giustizia sociale e bene comune.

È questa la Democrazia Cristiana che vogliamo contribuire a ricostruire: popolare, libera e forte, radicata nei valori cristiani e capace di parlare all’uomo del nostro tempo.

Perché, come ci ricorda oggi Papa Leone XIV, prima delle nostre divisioni vengono sempre le persone.


A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana