L’enciclica di Leone XIV: l’IA serva l’umanità, non il potere di pochi

Nel 135° anniversario della “Rerum novarum”, il Pontefice riflette nella sua prima enciclica, “Magnifica humanitas”, sulla Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell’intelligenza artificiale. L’appello a custodire “una magnifica umanità abitata da Dio”, promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace. Nell’era digitale, occorre disarmare l’IA e superare la teoria della “guerra giusta”, rilanciando dialogo e multilateralismo

Isabella Piro – Città del Vaticano

“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit della prima enciclica di Leone XIV – Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale – ne riassume le ragioni di fondo e lo scopo. Pubblicata oggi, lunedì 25 maggio, è stata firmata dal Pontefice lo scorso 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII. E del suo predecessore Papa Prevost ha raccolto l’eredità, scrivendo un’enciclica sociale che affronta una delle principali sfide dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ENCICLICA DI LEONE XIV “MAGNIFICA HUMANITAS” 

Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona” (4), né “di per sé un male” (9). Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo del Pontefice a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare” (16).

La Dottrina sociale della Chiesa è teologia della comunione

Il primo capitolo – Un pensiero dinamico fedele al Vangelo – ripercorre la Dottrina sociale della Chiesa (Dsc) nel magistero recente e nel Concilio Vaticano II, mettendone in luce “il carattere dinamico” (17). Lontana dall’essere “un prontuario di principi e norme da applicare”, la Dsc è piuttosto “un cammino di discernimento comunitario”, una “teologia della comunione nella storia” (27) che orienta la lettura degli avvenimenti alla luce del Vangelo. Leone XIV ripercorre il pensiero dei suoi predecessori: da Pio XII – il primo ad impiegare l’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” nell’esortazione apostolica Menti nostrae del 1950 – a Papa Francesco, ricordando naturalmente attraverso la Rerum novarum del 1891, definita “pietra miliare nell’evoluzione del magistero sociale” (30). Nelle rispettive epoche, ogni successore di Pietro “ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità” (45).

Nel 135° anniversario della “Rerum novarum”, il Pontefice riflette nella sua prima enciclica, “Magnifica humanitas”, sulla Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell’intelligenza artificiale. L’appello a custodire “una magnifica umanità abitata da Dio”, promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace. Nell’era digitale, occorre disarmare l’IA e superare la teoria della “guerra giusta”, rilanciando dialogo e multilateralismo

“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit della prima enciclica di Leone XIV – Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale – ne riassume le ragioni di fondo e lo scopo. Pubblicata oggi, lunedì 25 maggio, è stata firmata dal Pontefice lo scorso 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII. E del suo predecessore Papa Prevost ha raccolto l’eredità, scrivendo un’enciclica sociale che affronta una delle principali sfide dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ENCICLICA DI LEONE XIV “MAGNIFICA HUMANITAS” 

Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona” (4), né “di per sé un male” (9). Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo del Pontefice a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare” (16).

La Dottrina sociale della Chiesa è teologia della comunione

Il primo capitolo – Un pensiero dinamico fedele al Vangelo – ripercorre la Dottrina sociale della Chiesa (Dsc) nel magistero recente e nel Concilio Vaticano II, mettendone in luce “il carattere dinamico” (17). Lontana dall’essere “un prontuario di principi e norme da applicare”, la Dsc è piuttosto “un cammino di discernimento comunitario”, una “teologia della comunione nella storia” (27) che orienta la lettura degli avvenimenti alla luce del Vangelo. Leone XIV ripercorre il pensiero dei suoi predecessori: da Pio XII – il primo ad impiegare l’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” nell’esortazione apostolica Menti nostrae del 1950 – a Papa Francesco, ricordando naturalmente attraverso la Rerum novarum del 1891, definita “pietra miliare nell’evoluzione del magistero sociale” (30). Nelle rispettive epoche, ogni successore di Pietro “ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità” (45).

Restare umani nel tempo degli algoritmi

Tutelare la dignità umana, la persona non è risorsa da sfruttare

Nel secondo capitolo Leone XIV enumera Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa: tra i primi, annovera la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. È necessario ricordarlo poiché “la pressione di nuove ideologie e di determinati interessi molto potenti” può ridurre la persona a “risorsa da usare e sfruttare” o a “ciò che realizza o produce” (51). Al contrario, “la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata” (53). Un secondo fondamento della Dsc è l’inviolabilità dei diritti umani, tra i quali il primo è quello alla vita “dal concepimento fino alla sua conclusione naturale”: al riguardo, Leone XIV definisce l’aborto provocato, l’uccisione di innocenti e l’eutanasia come “scelte gravemente illecite” (55). Terzo fondamento è il riconoscimento dei diritti delle minoranze, con particolare attenzione alle donne: in loro favore, il Pontefice chiede “scelte concrete” nelle leggi, nel lavoro, nell’istruzione, nelle responsabilità sociali e politiche, affinché esse siano davvero ascoltate e valorizzate (57).

Immorale e inaccettabile eliminare o sottomettere una nazione

Quanto ai principi della Dsc, Leone XIV ne indica cinque: il primo è il bene comune, “forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno” (59). Su un punto il Papa è particolarmente fermo: “La promozione del bene comune non può mai essere separata dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni”. Di conseguenza, “qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile” (64).

La tecnologia non sia concentrata nelle mani di pochi

Il secondo principio riguarda la destinazione universale dei beni: qui e in altri punti dell’enciclica Leone XIV insiste sulla necessità che le conoscenze e le tecnologie non siano concentrate nelle mani di pochi, alimentando il divario tra inclusi ed esclusi dalla rivoluzione digitale (67). Ne conseguono il terzo e il quarto principio, ovvero la sussidiarietà (68) – che richiede il superamento del paternalismo e dell’assistenzialismo in favore della corresponsabilità – e la solidarietà (73), “principio e virtù” che si contrappone all’indifferenza e tiene conto dei popoli e delle generazioni future

Nel 135° anniversario della “Rerum novarum”, il Pontefice riflette nella sua prima enciclica, “Magnifica humanitas”, sulla Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell’intelligenza artificiale. L’appello a custodire “una magnifica umanità abitata da Dio”, promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace. Nell’era digitale, occorre disarmare l’IA e superare la teoria della “guerra giusta”, rilanciando dialogo e multilateralismo.

“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit della prima enciclica di Leone XIV – Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale – ne riassume le ragioni di fondo e lo scopo. Pubblicata oggi, lunedì 25 maggio, è stata firmata dal Pontefice lo scorso 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII. E del suo predecessore Papa Prevost ha raccolto l’eredità, scrivendo un’enciclica sociale che affronta una delle principali sfide dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ENCICLICA DI LEONE XIV “MAGNIFICA HUMANITAS” 

Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona” (4), né “di per sé un male” (9). Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo del Pontefice a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare” (16).

La Dottrina sociale della Chiesa è teologia della comunione

Il primo capitolo – Un pensiero dinamico fedele al Vangelo – ripercorre la Dottrina sociale della Chiesa (Dsc) nel magistero recente e nel Concilio Vaticano II, mettendone in luce “il carattere dinamico” (17). Lontana dall’essere “un prontuario di principi e norme da applicare”, la Dsc è piuttosto “un cammino di discernimento comunitario”, una “teologia della comunione nella storia” (27) che orienta la lettura degli avvenimenti alla luce del Vangelo. Leone XIV ripercorre il pensiero dei suoi predecessori: da Pio XII – il primo ad impiegare l’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” nell’esortazione apostolica Menti nostrae del 1950 – a Papa Francesco, ricordando naturalmente attraverso la Rerum novarum del 1891, definita “pietra miliare nell’evoluzione del magistero sociale” (30). Nelle rispettive epoche, ogni successore di Pietro “ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità” (45).

Restare umani nel tempo degli algoritmi

Tutelare la dignità umana, la persona non è risorsa da sfruttare

Nel secondo capitolo Leone XIV enumera Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa: tra i primi, annovera la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. È necessario ricordarlo poiché “la pressione di nuove ideologie e di determinati interessi molto potenti” può ridurre la persona a “risorsa da usare e sfruttare” o a “ciò che realizza o produce” (51). Al contrario, “la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata” (53). Un secondo fondamento della Dsc è l’inviolabilità dei diritti umani, tra i quali il primo è quello alla vita “dal concepimento fino alla sua conclusione naturale”: al riguardo, Leone XIV definisce l’aborto provocato, l’uccisione di innocenti e l’eutanasia come “scelte gravemente illecite” (55). Terzo fondamento è il riconoscimento dei diritti delle minoranze, con particolare attenzione alle donne: in loro favore, il Pontefice chiede “scelte concrete” nelle leggi, nel lavoro, nell’istruzione, nelle responsabilità sociali e politiche, affinché esse siano davvero ascoltate e valorizzate (57).

Immorale e inaccettabile eliminare o sottomettere una nazione

Quanto ai principi della Dsc, Leone XIV ne indica cinque: il primo è il bene comune, “forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno” (59). Su un punto il Papa è particolarmente fermo: “La promozione del bene comune non può mai essere separata dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni”. Di conseguenza, “qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile” (64).

La tecnologia non sia concentrata nelle mani di pochi

Il secondo principio riguarda la destinazione universale dei beni: qui e in altri punti dell’enciclica Leone XIV insiste sulla necessità che le conoscenze e le tecnologie non siano concentrate nelle mani di pochi, alimentando il divario tra inclusi ed esclusi dalla rivoluzione digitale (67). Ne conseguono il terzo e il quarto principio, ovvero la sussidiarietà (68) – che richiede il superamento del paternalismo e dell’assistenzialismo in favore della corresponsabilità – e la solidarietà (73), “principio e virtù” che si contrappone all’indifferenza e tiene conto dei popoli e delle generazioni future.

Intelligenza artificiale, istituita in Vaticano una Commissione interdicasteriale

La giustizia sociale e il “banco di prova” dei migranti

Il quinto principio della Dsc indicato dal Papa è la giustizia sociale: nel tempo digitale, essa deve garantire a tutti un accesso equo alle opportunità, proteggere i più fragili, contrastare l’odio e la disinformazione, sottoporre a controllo pubblico l’uso dei dati e delle tecnologie, “così che il criterio non sia il solo profitto, ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli” (80). Un “banco di prova decisivo” in questo campo Leone XIV lo indica nei migranti, rifugiati, sfollati: il modo in cui la società li tratta dimostra “se l’idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità”. Di qui, il richiamo sia a custodire “il diritto alla speranza” di quanti sono costretti a partire, garantendo loro vie sicure e legali, accoglienza dignitosa e integrazione; sia a promuovere “il diritto a rimanere” ciascuno nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando “le cause profonde” delle migrazioni (81).

Gli abusi e l’esame di coscienza per la Chiesa

I suddetti cinque principi il Pontefice li intende rivolti non soltanto alla società, ma anche alla Chiesa, chiamata a “un esame di coscienza”: il Papa esorta a “bonificare le relazioni e le strutture ecclesiali da quelle distorsioni che producono disuguaglianze, opacità e prevaricazioni”. L’invito è ad ascoltare le “vittime di abusi spirituali, economici, istituzionali, sessuali, di potere, di coscienza”, in quanto ciò “è parte integrante di un cammino di giustizia, che comprende il riconoscimento del danno, la giusta riparazione e la prevenzione” (89).

Il Papa: i processi del sapere non possono essere ridotti alla produzione di algoritmi

Occorre un codice etico condiviso sull’IA

Il terzo capitolo – Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA – entra nel vivo del tema dell’intelligenza artificiale. Leone XIV mette in guardia dal “paradigma tecnocratico” già denunciato da Francesco e a causa del quale ogni scelta viene dettata esclusivamente da parametri di efficienza e profitto (92). Al contrario, la tecnologia più potente non è necessariamente la migliore: l’IA può imitare e simulare l’uomo, ma non possiede coscienza morale, empatia, capacità affettiva, relazionale e spirituale. Occorre dunque approcciarsi all’IA in modo sobrio e vigile, mantenendo chiarezza sulle responsabilità di tutti i suoi passaggi (accountability) e puntando su politiche e quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti. Soprattutto c’è bisogno di un codice etico sottoposto a criteri di giustizia sociale condivisa, perché “non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi” (107). Senza tralasciare l’impatto ambientale delle nuove tecnologie, le quali richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidendo sulle emissioni di anidride carbonica e danneggiando il Creato (101).

Disarmare l’IA e sottrarla alla logica competitiva  

Bisogna “disarmare l’IA” – insiste Leone XIV – per sottrarla alla logica della competizione militare, economica e cognitiva; per rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare; per sottrarla ai monopoli e impedirle di dominare l’umano. Tale compito è etico, tecnico ed ecologico perché l’IA “è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti” (110). Ampio spazio è dedicato alla critica del transumanesimo e del postumanesimo, che interpretano il progresso come superamento dei limiti dell’umano. Invece, il limite non è un difetto da eliminare, ma una dimensione costitutiva della persona, perché “l’essere umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite” (118), riconoscendo nella fragilità e nella finitudine luoghi in cui maturano la relazione, la cura e l’apertura a Dio e all’altro.

Il Papa: l’informazione non sia megafono del potere, mostri il vero volto della guerra

Il progresso della tecnica non faccia regredire il cuore

La posta in gioco è alta: far crescere la tecnica eliminando i limiti dell’umano significa, di fatto, far regredire il cuore. Magnifica e pur ferita, infatti, l’umanità “non deve essere sostituita né superata”. La tecnologia ne può alleviare le sofferenze e aprirle nuove possibilità, ma non deve rinnegarla in ciò che le è proprio: “la capacità di relazione e di amore” (126). Di fronte all’IA la vera alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra due modi di costruire il progresso: a servizio della persona e dei popoli o delle logiche di potere (129). Una scelta che chiama in causa tutti: “la costruzione di Babele o quella di Gerusalemme”, le due “città” dell’uomo e di Dio indicate anche da Sant’Agostino (130), inizia da ciascuno.

L’enciclica di Leone XIV: l’IA serva l’umanità, non il potere di pochi

Nel 135° anniversario della “Rerum novarum”, il Pontefice riflette nella sua prima enciclica, “Magnifica humanitas”, sulla Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell’intelligenza artificiale. L’appello a custodire “una magnifica umanità abitata da Dio”, promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace. Nell’era digitale, occorre disarmare l’IA e superare la teoria della “guerra giusta”, rilanciando dialogo e multilateralismo

Isabella Piro – Città del Vaticano

“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit della prima enciclica di Leone XIV – Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale – ne riassume le ragioni di fondo e lo scopo. Pubblicata oggi, lunedì 25 maggio, è stata firmata dal Pontefice lo scorso 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII. E del suo predecessore Papa Prevost ha raccolto l’eredità, scrivendo un’enciclica sociale che affronta una delle principali sfide dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ENCICLICA DI LEONE XIV “MAGNIFICA HUMANITAS” 

Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona” (4), né “di per sé un male” (9). Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo del Pontefice a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare” (16).

La Dottrina sociale della Chiesa è teologia della comunione

Il primo capitolo – Un pensiero dinamico fedele al Vangelo – ripercorre la Dottrina sociale della Chiesa (Dsc) nel magistero recente e nel Concilio Vaticano II, mettendone in luce “il carattere dinamico” (17). Lontana dall’essere “un prontuario di principi e norme da applicare”, la Dsc è piuttosto “un cammino di discernimento comunitario”, una “teologia della comunione nella storia” (27) che orienta la lettura degli avvenimenti alla luce del Vangelo. Leone XIV ripercorre il pensiero dei suoi predecessori: da Pio XII – il primo ad impiegare l’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” nell’esortazione apostolica Menti nostrae del 1950 – a Papa Francesco, ricordando naturalmente attraverso la Rerum novarum del 1891, definita “pietra miliare nell’evoluzione del magistero sociale” (30). Nelle rispettive epoche, ogni successore di Pietro “ha fatto emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità” (45).

25/05/2026

Restare umani nel tempo degli algoritmi

Tutelare la dignità umana, la persona non è risorsa da sfruttare

Nel secondo capitolo Leone XIV enumera Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa: tra i primi, annovera la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. È necessario ricordarlo poiché “la pressione di nuove ideologie e di determinati interessi molto potenti” può ridurre la persona a “risorsa da usare e sfruttare” o a “ciò che realizza o produce” (51). Al contrario, “la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata” (53). Un secondo fondamento della Dsc è l’inviolabilità dei diritti umani, tra i quali il primo è quello alla vita “dal concepimento fino alla sua conclusione naturale”: al riguardo, Leone XIV definisce l’aborto provocato, l’uccisione di innocenti e l’eutanasia come “scelte gravemente illecite” (55). Terzo fondamento è il riconoscimento dei diritti delle minoranze, con particolare attenzione alle donne: in loro favore, il Pontefice chiede “scelte concrete” nelle leggi, nel lavoro, nell’istruzione, nelle responsabilità sociali e politiche, affinché esse siano davvero ascoltate e valorizzate (57).

Immorale e inaccettabile eliminare o sottomettere una nazione

Quanto ai principi della Dsc, Leone XIV ne indica cinque: il primo è il bene comune, “forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno” (59). Su un punto il Papa è particolarmente fermo: “La promozione del bene comune non può mai essere separata dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni”. Di conseguenza, “qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile” (64).

La tecnologia non sia concentrata nelle mani di pochi

Il secondo principio riguarda la destinazione universale dei beni: qui e in altri punti dell’enciclica Leone XIV insiste sulla necessità che le conoscenze e le tecnologie non siano concentrate nelle mani di pochi, alimentando il divario tra inclusi ed esclusi dalla rivoluzione digitale (67). Ne conseguono il terzo e il quarto principio, ovvero la sussidiarietà (68) – che richiede il superamento del paternalismo e dell’assistenzialismo in favore della corresponsabilità – e la solidarietà (73), “principio e virtù” che si contrappone all’indifferenza e tiene conto dei popoli e delle generazioni future.

16/05/2026

Intelligenza artificiale, istituita in Vaticano una Commissione interdicasteriale

La giustizia sociale e il “banco di prova” dei migranti

Il quinto principio della Dsc indicato dal Papa è la giustizia sociale: nel tempo digitale, essa deve garantire a tutti un accesso equo alle opportunità, proteggere i più fragili, contrastare l’odio e la disinformazione, sottoporre a controllo pubblico l’uso dei dati e delle tecnologie, “così che il criterio non sia il solo profitto, ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli” (80). Un “banco di prova decisivo” in questo campo Leone XIV lo indica nei migranti, rifugiati, sfollati: il modo in cui la società li tratta dimostra “se l’idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità”. Di qui, il richiamo sia a custodire “il diritto alla speranza” di quanti sono costretti a partire, garantendo loro vie sicure e legali, accoglienza dignitosa e integrazione; sia a promuovere “il diritto a rimanere” ciascuno nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando “le cause profonde” delle migrazioni (81).

Gli abusi e l’esame di coscienza per la Chiesa

I suddetti cinque principi il Pontefice li intende rivolti non soltanto alla società, ma anche alla Chiesa, chiamata a “un esame di coscienza”: il Papa esorta a “bonificare le relazioni e le strutture ecclesiali da quelle distorsioni che producono disuguaglianze, opacità e prevaricazioni”. L’invito è ad ascoltare le “vittime di abusi spirituali, economici, istituzionali, sessuali, di potere, di coscienza”, in quanto ciò “è parte integrante di un cammino di giustizia, che comprende il riconoscimento del danno, la giusta riparazione e la prevenzione” (89).

Il Papa: i processi del sapere non possono essere ridotti alla produzione di algoritmi

Occorre un codice etico condiviso sull’IA

Il terzo capitolo – Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA – entra nel vivo del tema dell’intelligenza artificiale. Leone XIV mette in guardia dal “paradigma tecnocratico” già denunciato da Francesco e a causa del quale ogni scelta viene dettata esclusivamente da parametri di efficienza e profitto (92). Al contrario, la tecnologia più potente non è necessariamente la migliore: l’IA può imitare e simulare l’uomo, ma non possiede coscienza morale, empatia, capacità affettiva, relazionale e spirituale. Occorre dunque approcciarsi all’IA in modo sobrio e vigile, mantenendo chiarezza sulle responsabilità di tutti i suoi passaggi (accountability) e puntando su politiche e quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti. Soprattutto c’è bisogno di un codice etico sottoposto a criteri di giustizia sociale condivisa, perché “non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi” (107). Senza tralasciare l’impatto ambientale delle nuove tecnologie, le quali richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidendo sulle emissioni di anidride carbonica e danneggiando il Creato (101).

Disarmare l’IA e sottrarla alla logica competitiva  

Bisogna “disarmare l’IA” – insiste Leone XIV – per sottrarla alla logica della competizione militare, economica e cognitiva; per rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare; per sottrarla ai monopoli e impedirle di dominare l’umano. Tale compito è etico, tecnico ed ecologico perché l’IA “è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti” (110). Ampio spazio è dedicato alla critica del transumanesimo e del postumanesimo, che interpretano il progresso come superamento dei limiti dell’umano. Invece, il limite non è un difetto da eliminare, ma una dimensione costitutiva della persona, perché “l’essere umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite” (118), riconoscendo nella fragilità e nella finitudine luoghi in cui maturano la relazione, la cura e l’apertura a Dio e all’altro.

Il Papa: l’informazione non sia megafono del potere, mostri il vero volto della guerra

Il progresso della tecnica non faccia regredire il cuore

La posta in gioco è alta: far crescere la tecnica eliminando i limiti dell’umano significa, di fatto, far regredire il cuore. Magnifica e pur ferita, infatti, l’umanità “non deve essere sostituita né superata”. La tecnologia ne può alleviare le sofferenze e aprirle nuove possibilità, ma non deve rinnegarla in ciò che le è proprio: “la capacità di relazione e di amore” (126). Di fronte all’IA la vera alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra due modi di costruire il progresso: a servizio della persona e dei popoli o delle logiche di potere (129). Una scelta che chiama in causa tutti: “la costruzione di Babele o quella di Gerusalemme”, le due “città” dell’uomo e di Dio indicate anche da Sant’Agostino (130), inizia da ciascuno.

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Guarda il video preparato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e proiettato durante la presentazione dell’enciclica nell’Aula del Sinodo

Ecologia della comunicazione e centralità della scuola

Nel quarto capitolo – Custodire l’umano nella trasformazione. Verità, lavoro, libertà – l’enciclica guarda alla verità come bene comune ed elemento essenziale della democrazia. Nell’ambiente digitale, la verità va declinata in “ecologia della comunicazione” affinché la cultura generata dal web non diventi strumento di “omologazione e dominio”, bensì spazio di maturazione per “libertà interiore e pensiero critico” (136-137). Il Papa indica alcuni strumenti: trasparenza nelle logiche di selezione dei contenuti, tutela dei dati personali, un giornalismo serio basato su argomentazione e verifica, una nuova consapevolezza nell’uso “corretto e critico” dell’IA, l’integrazione dei saperi. Una comunicazione trasparente e leale viene richiesta anche alla Chiesa, soprattutto per i casi di ingiustizie e abusi. Centrale, nell’enciclica, il richiamo a una rinnovata alleanza educativa affinché nei giovani non si spenga “il desiderio di porre domande” a causa di macchine perfette che fanno sembrare inutile il pensiero umano (140). “Dobbiamo educarci a digiunare dall’IA”, rimarca Leone XIV, eliminando le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione e puntando sulla scuola come luogo in cui si impara a “cercare e amare la verità” e si insegna ciò che il digitale non può dare: “tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili” (147).

Invitiamo a scaricare il testo della Enciclica e di approfindire il messaggio del Pontefice attuale e profondamente Al passo con i tempi.


A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana