
Era nato il 27 maggio 1923, a Firenze, don Lorenzo Milani, che come scriveva Michele Gesualdi, uno dei suoi ragazzi di Barbiana, era โuno di quegli uomini che per le sue scelte nette e coerenti, le sue rigide prese di posizione, il linguaggio tagliente e preciso, la logica stringente si tirava facilmente addosso grandi consensi o grandi dissensi con schieramenti preconcetti che hanno spesso offuscato la sua vera dimensioneโ. E se su di lui รจ stato detto e scritto molto, sosteneva Gesualdi, ancora resta molto da scoprire, โsoprattutto in quella dimensione religiosa che รจ lโaspetto fondamentale di tutta la sua vita e delle sue opereโ. Perchรฉ, prima di tutto, don Lorenzo era un prete che voleva servire Dio radicalmente e lo voleva fare servendo la gente che gli era stata affidata.
La scelta radicale di Dio e dei poveri
Don Milani รจ stato sacerdote e maestro perchรจ convinto che la mancanza di cultura era un ostacolo all’evangelizzazione e allโelevazione sociale e civile del suo popolo. Uno scritto di don Lorenzo esprime in modo impressionante la radicalitร della sua fede e delle sue scelte. Di fronte a Pipetta, il giovane comunista che gli diceva: โSe tutti i preti fossero come lei, allora โฆโ, don Milani rispondeva: โIl giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirรฒ, quel giorno finalmente potrรฒ cantare lโunico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perchรฉ il regno dei cieli รจ loro. Quel giorno io non resterรฒ con te, io tornerรฒ nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio signore crocifisso.โ
Don Lorenzo Milani e la sua opera rappresentano un esempio alto e sempre attuale di impegno cristiano a favore dei poveri, degli ultimi, degli esclusi. La sua vita sacerdotale, vissuta prima a San Donato di Calenzano e poi a Barbiana, รจ stata interamente dedicata a dare voce a chi non lโaveva, partendo dallโeducazione come strumento di emancipazione, giustizia e dignitร umana.
La scuola di Barbiana non fu soltanto un luogo di istruzione, ma una vera esperienza di promozione sociale: insegnare ai figli dei contadini e degli operai a โsapere di piรน per essere di piรนโ, come scriveva don Milani, significava metterli nelle condizioni di partecipare pienamente alla vita civile e democratica del Paese. In questo senso, il suo celebre motto โI careโ si pone come antitesi allโindifferenza e come richiamo forte alla responsabilitร personale e collettiva.
La Democrazia Cristiana riconosce nellโopera di don Lorenzo Milani un esempio encomiabile di applicazione concreta della Dottrina Sociale della Chiesa: centralitร della persona, giustizia sociale, diritto allโistruzione, attenzione preferenziale per i poveri. Valori che sono stati e devono continuare a essere il fondamento dellโazione politica di un partito che si definisce interclassista e popolare.
Ricordare oggi don Milani significa riaffermare che la politica, se ispirata autenticamente al cristianesimo, รจ servizio, non privilegio; รจ cura dei piรน deboli, non gestione del potere; รจ costruzione di una societร piรน giusta, dove nessuno venga lasciato indietro. La sua testimonianza resta un monito e una guida per tutti coloro che, anche nella Democrazia Cristiana di oggi, intendono impegnarsi per il bene comune con coerenza, coraggio e spirito evangelico.
PB
*****a cura del Coordinamento Nazionale ed Interregionale della Comunicazione della Democrazia Cirstiana*****

