Le difficoltà di questi giorni riportano al centro una questione che va ben oltre l’ennesima emergenza legata all’Etna. Ho letto con particolare interesse, a questo proposito, la riflessione del Dott. Franz Cannizzo, consulente economico-finanziario indipendente specializzato in finanza pubblica e analisi di asset strategici, sulla necessità di passare dalla gestione dell’emergenza a una vera gestione strutturale del rischio vulcanico. È un’impostazione che condivido e dalla quale credo sia necessario partire.

Quanto sta accadendo, infatti, non rappresenta un episodio isolato. È ancora vivo il ricordo dell’incendio che nel luglio 2023 interessò il Terminal A di Fontanarossa, provocando la chiusura dello scalo e, nelle settimane successive, pesanti limitazioni operative, cancellazioni e disagi per migliaia di passeggeri. Allora come oggi, un evento critico ha messo in evidenza quanto sia necessario disporre prima dell’emergenza di procedure, infrastrutture e soluzioni alternative immediatamente attivabili.

Ed è anche per questo che quanto sta accadendo rafforza la posizione che avevo già espresso sul processo di privatizzazione di SAC.

Un’infrastruttura strategica che movimenta ogni anno 12 milioni di passeggeri non può limitarsi a reagire alle emergenze. Ha bisogno di una governance costruita sempre più sulla competenza specialistica, sull’esperienza internazionale, sulla capacità di programmare investimenti e, soprattutto, sulla responsabilità rispetto ai risultati. Occorre superare definitivamente quelle dinamiche che troppo spesso accompagnano la gestione delle società a controllo pubblico, restituendo centralità alle competenze manageriali e alla capacità di misurarsi con obiettivi concreti.

È ragionevole ritenere che un operatore aeroportuale internazionale, abituato a gestire grandi infrastrutture e selezionato sulla base di competenze, esperienza e capacità finanziaria, avrebbe potuto affrontare criticità come quelle del 2023 e di questi giorni con strumenti già predisposti e con maggiore tempestività.

Per questo ritengo che proprio la capacità di affrontare situazioni di questo genere debba diventare uno dei criteri determinanti nella scelta dell’investitore. Gli advisor che stanno accompagnando SAC nel processo di privatizzazione dovranno valutare non soltanto la componente economica delle offerte, ma anche come ciascun candidato intenda garantire la continuità operativa, quali investimenti proponga e quali soluzioni sia in grado di mettere immediatamente in campo in caso di chiusura o limitazione di Fontanarossa.

Non basta, peraltro, guardare alla sola gestione di Fontanarossa. Occorre rafforzare il ruolo di Comiso come naturale infrastruttura complementare allo scalo catanese e, più in generale, costruire una strategia di coordinamento con gli altri aeroporti siciliani e con il sistema dei collegamenti ferroviari e su gomma. L’obiettivo deve essere quello di disporre, in caso di chiusura o limitazione dello scalo, di una rete alternativa già organizzata e immediatamente attivabile, anziché dover individuare soluzioni quando migliaia di passeggeri sono già rimasti a terra.

Questa capacità dovrebbe rappresentare una vera conditio sine qua non per la scelta del futuro investitore. E quanto promesso in fase di selezione dovrà poi essere tradotto nel contratto con il futuro gestore attraverso obblighi precisi e verificabili in materia di investimenti, gestione delle emergenze, continuità operativa e coordinamento con gli altri scali.

A ciò deve accompagnarsi una politica infrastrutturale finalmente adeguata alle dimensioni e alle prospettive di Fontanarossa, proseguendo con gli interventi già programmati e creando le condizioni per affrontare concretamente anche il tema della seconda pista.

A questo proposito, proprio nei giorni scorsi è arrivato il via libera europeo allo stanziamento di 176 milioni di euro di fondi FESR destinati all’interramento della linea ferroviaria nell’area di Fontanarossa, un intervento strategico che consentirà anche di procedere verso l’allungamento dell’attuale pista. È un’opportunità che non può essere dispersa e che deve inserirsi in una visione infrastrutturale di più lungo periodo, nella quale ritengo debba trovare spazio anche la concreta prospettiva della realizzazione di una seconda pista, necessaria per accompagnare la crescita dello scalo e rafforzarne capacità e resilienza.

Non possiamo impedire all’Etna di eruttare, così come non possiamo prevedere ogni evento straordinario. Possiamo però decidere quale modello di gestione vogliamo per uno degli asset strategici più importanti della Sicilia.

La privatizzazione può e deve essere l’occasione per compiere questo cambio di passo. Non una semplice operazione finanziaria, ma la scelta di un modello fondato su competenza, programmazione, investimenti e responsabilità dei risultati.

ON SALVATORE GIUFFRIDA – COMMISSARIO DELLA DEMOCRAZIA CRISTINA IN SICILIA


A Cura del Coordinamento Nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana