
Una volta, quando si voleva dire che qualcuno veniva trattato male, si diceva: “Lo trattano come un cane”.
Oggi, per fortuna, i nostri cani li trattiamo benissimo. Sono cittadini e imprese che troppo spesso vengono trattati male dalle banche.
In questi giorni molti economisti ci spiegano che lo Stato non dovrebbe entrare nelle banche, perché il sistema bancario deve essere lasciato alle regole del mercato.
Ma allora poniamoci una domanda: perché lo Stato va bene quando serve a garantire le banche e diventa improvvisamente un problema quando vuole tutelare cittadini, imprese e territori?
Negli ultimi anni sono state mobilitate garanzie pubbliche per centinaia di miliardi a sostegno del credito e dell’economia. Oggi, mentre le grandi banche realizzano utili e distribuiscono dividendi miliardari, continuano a chiudere sportelli e ad abbandonare interi territori.
Ci sono comuni italiani nei quali non esiste più neppure una filiale bancaria. E tante piccole e medie imprese, artigiani e famiglie fanno sempre più fatica ad avere credito.
Non possiamo accettare un sistema nel quale i rischi vengono garantiti dalla collettività e poi le decisioni vengono prese guardando esclusivamente al profitto.
Il credito svolge una funzione fondamentale per il Paese. Serve per comprare una casa, creare un’impresa, assumere, investire e permettere ai territori di crescere.
Per questo la Democrazia Cristiana sostiene che lo Stato debba tornare ad avere un ruolo nel sistema bancario, anche attraverso una presenza pubblica capace di garantire credito all’economia reale, concorrenza e tutela dei territori.
Non vogliamo uno Stato che gestisca ogni banca. Vogliamo uno Stato che non rinunci a governare una funzione essenziale per lo sviluppo del Paese.
Quando la Democrazia Cristiana tornerà al governo, le banche dovranno tornare al servizio dell’economia, delle imprese e dei cittadini. Non il contrario.
Gianpiero Samorì
Segretario nazionale f.f. – Democrazia Cristiana

