Quando Enrico Mattei arrivò all’Agip nel 1945 aveva ricevuto l’incarico di chiuderla. Lo Stato considerava quella società petrolifera un’eredità del fascismo da liquidare. Diciassette anni dopo, quando morì in un incidente aereo mai del tutto chiarito, l’azienda che avrebbe dovuto smantellare era diventata l’Eni, uno dei principali gruppi industriali italiani, presente in Europa, Africa e Medio Oriente.

La storia di Mattei attraversa alcuni dei passaggi decisivi dell’Italia del dopoguerra. Nato ad Acqualagna (Pesaro Urbino) nel 1906, imprenditore, durante la Resistenza fu uno dei comandanti partigiani delle Brigate del Popolo. Dopo la Liberazione entrò nella Democrazia Cristiana e venne eletto all’Assemblea Costituente, partecipando alla costruzione della nuova Repubblica.

Nel frattempo ricevette l’incarico di occuparsi dell’Agip. Studiando la situazione dell’azienda, arrivò però a una conclusione diversa da quella prevista dal governo. L’Italia aveva bisogno di energia per ricostruire fabbriche, case e infrastrutture. Decise quindi di salvare e rilanciare la società.

La svolta arrivò con la scoperta dei giacimenti di metano nella Pianura Padana. Quel gas iniziò ad alimentare il sistema produttivo italiano proprio negli anni in cui la Democrazia Cristiana guidava la ricostruzione e il decollo economico del Paese. Le reti di distribuzione si ampliarono, le industrie crebbero e l’energia divenne uno dei pilastri dello sviluppo nazionale.

Nel 1953 nacque l’Eni, l’Ente Nazionale Idrocarburi. Mattei ne assunse la guida. Da quel momento iniziò una politica energetica che portò l’Italia fuori dai tradizionali equilibri del mercato petrolifero internazionale. Viaggiò in Medio Oriente, in Nord Africa e nell’Unione Sovietica. Trattò direttamente con governi e compagnie petrolifere. Propose accordi che garantivano ai Paesi produttori una quota maggiore dei profitti rispetto a quella normalmente riconosciuta dalle grandi compagnie occidentali.

Mentre l’Eni si espandeva all’estero, cresceva anche in Italia. Furono costruiti gasdotti, raffinerie, impianti chimici e una rete di distribuzione che raggiunse tutto il territorio nazionale. Migliaia di lavoratori entrarono nelle aziende del gruppo. Il cane a sei zampe divenne uno dei marchi più riconoscibili del Paese.

Mattei seguiva personalmente molte trattative. Passava da Roma a Milano, da Mosca al Cairo, da Teheran a Tunisi. Il suo nome era ormai conosciuto ben oltre i confini italiani.

Il 27 ottobre 1962 stava tornando da Catania a Milano. A bordo del suo Morane-Saulnier c’erano anche il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale. L’aereo precipitò nelle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia. Morirono tutti e tre. Per anni si parlò di incidente. Le successive indagini accertarono che il velivolo era stato sabotato.

Mattei aveva 56 anni. Alla sua morte lasciò un’azienda che impiegava decine di migliaia di persone e che era diventata uno degli strumenti attraverso cui l’Italia aveva costruito la propria autonomia energetica durante gli anni della Democrazia Cristiana. L’uomo incaricato di chiudere l’Agip aveva finito per creare l’Eni.

GIANPIERO SAMORI’

Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana


a cura del Coordinamento Nazionale e Interregionale della Comunicazione della Democrazia Cristiana