Nel 1949 l’Italia pativa ancora le ferite della guerra. Milioni di persone vivevano in abitazioni danneggiate, in alloggi sovraffollati o in sistemazioni precarie. In quel contesto il governo guidato dalla Democrazia Cristiana avviò un programma destinato a cambiare il volto di molte città: il Piano INA-Casa.

A promuoverlo fu Amintore Fanfani, ministro del Lavoro. L’idea era quella di costruire case per chi non ne aveva e, nello stesso tempo, creare lavoro per migliaia di operai, muratori, artigiani e tecnici. Il Parlamento approvò il piano. I cantieri iniziarono ad aprire in tutta Italia.

Per quattordici anni, dal 1949 al 1963, il Piano INA-Casa accompagnò la ricostruzione del Paese. Alla fine gli alloggi realizzati furono circa 355.000. Oltre 2 milioni di persone ebbero un tetto sulla testa, le famiglie erano numerose a quei tempi. I cantieri superarono quota 20.000. A regime venivano consegnate circa 550-560 abitazioni a settimana.

Molte periferie che oggi fanno parte della vita quotidiana di città grandi e piccole nacquero allora. Dietro ogni edificio c’era una famiglia che lasciava una stanza condivisa, una baracca o una sistemazione temporanea. Per molti italiani la consegna delle chiavi segnò l’inizio di una vita diversa.

La Democrazia Cristiana governò quella fase della storia italiana e fece della casa uno degli strumenti principali della ricostruzione sociale. Il Piano INA-Casa divenne una delle sue opere più riconoscibili.

Fu una politica pubblica che trasformò risorse raccolte attraverso lo Stato in quartieri, strade, scuole e abitazioni.

Fanfani aveva poco più di quarant’anni quando lanciò il progetto. Economista, professore universitario e dirigente della Democrazia Cristiana, vedeva nel lavoro e nella casa due esigenze inseparabili. Il piano che portò il suo nome rimase il simbolo di quella visione.

Senza voler fare paragoni impietosi, nel 2026 il governo Meloni ha approvato un Piano Casa con l’obiettivo di rendere disponibili 100.000 alloggi in 10 anni, mobilitando circa 10 miliardi di euro. Ma il cure del piano non è la costruzione di nuove case. Circa 60.000 alloggi dovrebbero arrivare dal recupero e dalla ristrutturazione di immobili pubblici già esistenti e oggi inutilizzati. Le nuove costruzioni sono previste, ma rappresentano una parte minoritaria del progetto e non costituiscono l’obiettivo principale dichiarato.

Gianpiero Samorì

Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana


A cura del Coordinamento Nazionale ed Interregionale della Comunicazione della Democrazia Cristiana