Con la scadenza del termine fissato dal PNRR per l’attivazione delle Case della Comunità, è il momento di fare un primo bilancio. Delle 1.350 Case della Comunità previste, ad oggi ne risultano attivate solo 781. Un risultato importante, ma che evidenzia come il percorso sia ancora in corso e come, in molte realtà, la vera sfida non sia più la realizzazione delle strutture, bensì la disponibilità del personale necessario a renderle pienamente operative.

Le Case della Comunità rappresentano una delle riforme più importanti della sanità territoriale degli ultimi anni. Se adeguatamente organizzate, possono rafforzare la medicina del territorio, offrire ai cittadini servizi più vicini ai loro bisogni, ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e contribuire in modo significativo all’abbattimento delle liste d’attesa, alleggerendo la pressione sugli ospedali e migliorando la presa in carico dei pazienti, soprattutto cronici e fragili.

Proprio per questo destano preoccupazione le difficoltà che stanno emergendo in molte realtà. Per sopperire alla carenza di personale, si sta facendo ricorso ai medici di medicina generale, ai quali vengono proposti turni aggiuntivi retribuiti con circa 38 euro lordi l’ora.

Il tema non riguarda soltanto un compenso che molti ritengono poco attrattivo rispetto alle responsabilità richieste. Il vero nodo è la scelta di far funzionare queste strutture facendo affidamento sugli stessi medici di famiglia, anziché su personale dedicato, con possibili ripercussioni sulla continuità dell’assistenza ai cittadini.

L’obiettivo della riforma è certamente condivisibile, ma avrebbe dovuto essere accompagnato da un’adeguata programmazione del fabbisogno di personale e da un piano di assunzioni di infermieri, OSS e delle altre figure indispensabili. Diversamente, si rischia di inaugurare strutture moderne senza disporre delle risorse umane necessarie per renderle davvero efficaci.

Questa è una sfida che riguarda il futuro della sanità pubblica. Perché il progetto raggiunga gli obiettivi per cui è nato, occorre investire non solo nelle strutture, ma soprattutto nelle professionalità che dovranno fare delle Case della Comunità il vero punto di riferimento della medicina territoriale.


a cura del Coordinamento Nazionale e Interregionale della Comunicazione della Democrazia Cristiana