Il 20 maggio 1970 la Camera approva definitivamente la legge 300, lo Statuto dei Lavoratori. È il punto d’arrivo di un percorso iniziato l’anno precedente, ma a guidarlo fino al voto finale è il ministro del Lavoro Carlo Donat-Cattin, esponente della Democrazia Cristiana e leader della corrente di sinistra sociale del partito. È lui a seguire il provvedimento nell’ultima fase parlamentare, a chiedere il ritiro della gran parte degli emendamenti per non rallentarne l’approvazione e a portarlo al traguardo.
Donat-Cattin con il quale ho avuto il piacere e l’onore di collaborare, arriva al Ministero nel 1969, dopo la morte di Giacomo Brodolini, che aveva promosso il progetto di legge. Sindacalista di formazione, torinese di lontana origine savoiarda nato quasi per caso a Finale Ligure, è uno dei principali interpreti dell’ala sociale della Democrazia Cristiana. Nei suoi interventi ripete che la “Costituzione deve entrare nelle fabbriche, trasformando principi già scritti sulla carta in diritti concretamente esercitabili dai lavoratori”.
Lo Statuto viene approvato con i voti della maggioranza di centrosinistra: Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Partito Socialista Democratico Italiano e Partito Repubblicano, ai quali si aggiunge il Partito Liberale. Il Partito Comunista sceglie invece l’astensione, ritenendo il testo incompleto, per l’esclusione delle aziende con meno di quindici dipendenti da alcune tutele.
La legge introduce il divieto di controlli lesivi della dignità dei lavoratori, tutela la libertà di opinione e di attività sindacale, riconosce il diritto di assemblea nei luoghi di lavoro e disciplina le rappresentanze sindacali aziendali. Il suo articolo più noto è il 18: nelle imprese sopra i quindici dipendenti, il lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo può ottenere dal giudice il reintegro nel posto di lavoro.
Negli anni successivi proprio quell’articolo diventa uno dei temi più discussi del diritto del lavoro italiano. Nel 2012 la riforma Fornero ne limita l’applicazione; dal 2015, con il Jobs Act, per gran parte dei nuovi assunti il reintegro viene sostituito, salvo casi specifici come i licenziamenti discriminatori, da un sistema fondato prevalentemente su un’indennità economica. Il risultato è una riduzione della tutela reale contro il licenziamento illegittimo per i nuovi rapporti di lavoro, sostituita in molti casi da un risarcimento monetario.
Lo Statuto dei Lavoratori resta una delle principali riforme approvate durante i governi guidati dalla Democrazia Cristiana. Se Brodolini ne fu il promotore iniziale, fu Carlo Donat-Cattin, ministro democristiano del Lavoro, a condurre la legge fino all’approvazione definitiva del 20 maggio 1970, consegnandola alla storia della legislazione italiana.


A cura del Coordinamento nazionale ed interregionale della comunicazione della Democrazia Cristiana