
Il 2025 si chiude come un anno denso di avvenimenti che hanno segnato profondamente il quadro internazionale, europeo e nazionale. ร stato un tempo di transizione, nel quale lโumanitร ha mostrato, ancora una volta, tutta la sua fragilitร ma anche la capacitร di interrogarsi sul proprio futuro.
Sul piano internazionale, il 2025 รจ stato purtroppo ancora segnato da conflitti armati, tensioni geopolitiche e crisi umanitarie. Le guerre in corso hanno continuato a produrre vittime innocenti, profughi e instabilitร , ricordandoci quanto la pace resti un obiettivo incompiuto e fragile. Accanto a questo, si sono moltiplicati i tentativi diplomatici, i richiami delle istituzioni internazionali e delle autoritร religiose affinchรฉ si torni al dialogo, alla mediazione e al rispetto del diritto internazionale. Segni deboli, forse, ma necessari per non spegnere la speranza.
Il 2025 รจ stato anche lโanno in cui il mondo ha dovuto fare i conti con grandi trasformazioni: lโinnovazione tecnologica, lโintelligenza artificiale, le sfide ambientali e il tema della giustizia sociale hanno imposto nuove domande alla politica e allโeconomia. ร emersa con forza la necessitร di rimettere la persona al centro, di governare il cambiamento senza lasciare indietro i piรน deboli, di coniugare progresso e responsabilitร morale.
In Europa, il dibattito sul futuro dellโUnione ha mostrato luci e ombre: da un lato la volontร di cooperare su grandi temi comuni, dallโaltro il rischio di chiusure nazionalistiche e di una crescente distanza tra istituzioni e cittadini. UnโEuropa che ritrovi la sua anima solidale e popolare rimane una sfida aperta.
In Italia, il 2025 ha confermato un clima di incertezza e di sfiducia verso la politica. Molti cittadini avvertono una distanza sempre piรน profonda tra i bisogni reali delle famiglie, dei lavoratori, dei giovani e le risposte delle istituzioni. Cresce il desiderio di una politica piรน sobria, competente, onesta, capace di servire e non di dividersi in sterili contrapposizioni.
ร proprio in questo contesto che, guardando al 2026, nasce un auspicio forte e condiviso: il ritorno della pace lร dove oggi cโรจ guerra, attraverso il dialogo, la diplomazia e la riconciliazione tra i popoli. La pace non รจ solo assenza di conflitto, ma giustizia, rispetto della dignitร umana, cooperazione tra le nazioni.
Allo stesso tempo, molti italiani che amano profondamente il proprio Paese guardano con speranza a un rinnovamento della politica ispirato ai valori della Democrazia Cristiana: una politica che metta al centro la persona, la famiglia, il lavoro, la solidarietร e la legalitร ; una politica di servizio, radicata nella dottrina sociale della Chiesa ma pienamente laica, capace di dialogo e di unitร nazionale.
Il desiderio รจ quello di rivedere una Democrazia Cristiana protagonista nel governo del Paese, non come nostalgia del passato, ma come risposta moderna e concreta alle sfide del presente: un partito popolare, interclassista, attento ai piรน deboli e responsabile verso le istituzioni.
Il 2026 puรฒ e deve essere lโanno della speranza: speranza di pace, di giustizia sociale, di una politica che torni ad essere vocazione e non carriera. Un augurio che nasce dallโamore per lโItalia e dalla convinzione che solo mettendo al centro lโuomo, e non gli interessi di parte, si possa costruire un futuro migliore per tutti.

****a cura del Coordinamento Nazionale ed interregionale della Comunicazione della Democrazia Cristiana****


